Officina radiofarmaceutica e medicina nucleare presso l’IRST
Cari meldolesi,
sabato 25 giugno ho partecipato ad una bella iniziativa promossa dal Comune di Meldola e dall’IRST per presentare la nuova officina radiofarmaceutica e medicina nucleare che verrà ufficialmente inaugurata (se non ho capito male) oggi 27/06 dal Ministro della Salute Fazio.
L’incontro si prefiggeva due scopi: informare la cittadinanza sull’attività che verrà svolta in questa sezione, complementare ed indipendente dall’IRST (anche perché una parte di essa è gestita da una società multinazionale, la AAA) e soprattutto fugare ogni dubbio e/o preoccupazione dei cittadini, legati all’attività radiofarmaceutica e di medicina nucleare.
Una nota di plauso all’amministrazione comunale, alla direzione dell’IRST e alla AAA per la finalità dell’incontro e per la trasparenza dimostrate durante la conferenza e in occasione della visita guidata della nuova palazzina (pensate che solo la visita è durata più di 2 ore).
La nota di biasimo è per la cittadinanza meldolese e soprattutto per coloro che, come ha evidenziato il Sindaco, spinti da una giusta preoccupazione hanno chiesto a più riprese informazioni al riguardo in Comune e non hanno partecipato a questo incontro che poteva sciogliere ogni ragionevole dubbio (così come è accaduto nel mio caso). Difatti, dei 30 presenti, una ventina circa erano dell’IRST o della AAA.
Cercando di ridurre al minimo indispensabile i contenuti dell’incontro e riportandovi delle mie personali considerazioni (certamente influenzate dalla mia ignoranza in materia), ritengo che questa nuova attività sia stata progettata, realizzata e concepita in modo che la stessa non possa rappresentare pericolo per i cittadini o il territorio meldolese.
Nello specifico, l’attività radiofarmaceutica consiste nella produzione di farmaci che, legati a sostanze radioattive, vengono utilizzati per identificare precocemente i tumori, seguirne l’evoluzione (attraverso la PET – tomografia ad emissione di positroni – anch’essa presente presso questa nuova palazzina) e anche curarli. Quando tutti (me compreso) sentiamo parlare di sostanze radioattive, ci si rizzano i peli ed i capelli (a me solo i primi, purtroppo) e si pensa alle possibili contaminazioni o fughe radioattive.
Il sistema di produzione ed utilizzo dei farmaci è stato creato e studiato per ridurre al minimo possibile emissioni in atmosfera, scarichi idrici e contaminazioni ambientali da radioattività; secondo quanto emerso dai controlli effettuati e riportato dagli esperti presenti durante la conferenza, i valori emersi sono ben al di sotto dei limiti previsti dalla legge. Questo grazie a due fattori importanti: il primo è che le sostanze radioattive che si utilizzano nei radiofarmaci hanno un tempo di decadimento (emivita) che si dimezza ogni due ore (dopo 2 ore hanno il 50% di radioattività, dopo 4 ore il 25%, dopo 6 ore il 12%, ecc.) e quindi dopo 10-12 ore vengono considerati come normali farmaci e smaltiti di conseguenza. Il secondo è che i sistemi di emissione di aria in atmosfera, di scarichi idrici nel sistema fognario e quelli costruttivi (il famigerato ciclotrone, che è la macchina che produce le molecole radioattive da iniettare nei pazienti, è racchiuso in una struttura in cemento con pareti di 2 mt di spessore), sono appositamente studiati e già sperimentati in altri centri, sia in Italia sia all’estero.
Dopo tutte queste belle parole a me è sorta una domanda che ho girato ai relatori: è possibile che anche se gli scarichi sono ben al di sotto dei limiti di legge, a lungo andare, giorno dopo giorno, anche queste piccole emissioni (insignificanti a detta degli esperti) possano comportare problemi? Mi hanno rassicurato che non c’è nessun problema proprio a seguito della veloce perdita di radioattività delle sostanze, delle insignificanti emissioni e dei frequenti controlli effettuati che assicurano l’affidabilità del sistema. Fidandomi delle spiegazioni (non vedo perché non dovrei), c’è un però. I controlli degli scarichi (in atmosfera, negli scarichi idrici e per la radioattività emessa) vengono effettuati dalla stessa società che gestisce la struttura. Controllore e controllato si identificano nella stessa persona. Parlando con il Sindaco – e sempre che non abbia capito male – mi ha assicurato che il comune, tramite il dipartimento di sanità pubblica dell’A.U.S.L. di Forlì (la cui direttrice, benché invitata, era assente alla conferenza), farà effettuare dei controlli periodici, i cui risultati sono certo che verranno resi pubblici ai cittadini.
Spero però che questi controlli, così come accade – da quanto mi risulta – per l’inceneritore dell’Hera, non siano “programmati” e con scarse frequenze. Perché un controllo sicuro ed affidabile, è un ottimo sistema per garantire e rassicurare tutti.
Vorrei chiudere con una considerazione che il prof. Giovanni Paganelli ha espresso durante la conferenza: credo che la migliore rassicurazione che l’attività venga svolta in sicurezza, sia il fatto che da 30 anni lui ha a che fare con i radiofarmaci ed è ancora vivo e vegeto, con 4 figli e pochi capelli.
Visto che i miei dubbi li ho chiariti mi auguro di aver chiarito anche i vostri.
Un saluto a tutti i meldolesi.




Inserito il giugno 27th, 2011 alle 7:49 am
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