Clima bollente nel Mediterraneo
Da inguaribile ambientalista quale sono (chiedendo scusa in anticipo a Michael e Giulia), non avendo niente di meglio da fare che preoccuparmi del futuro che ci aspetta (pur essendo un pò in controtendenza con il clima che ultimamente ci sta accompagnando), mi è capitato tra le mani un articolo che vorrei sottoporre alla vostra attenzione, che parla di uno studio sul cambiamento climatico nel nostro Paese e nel Mediterraneo.
Dormiamo sonni tranquilli…. Va tutto bene…..
“In Italia i dieci anni più caldi a partire dal 1800 sono tutti successivi al 1990, raggruppati negli ultimi due decenni. E non basta: i primi tre anni più caldi sono tutti dopo il 2000. La top ten delle temperature degli ultimi due secoli è: 2003, 2001, 2007, 1994, 2009, 2000, 2008, 1990, 1998, 1997. Mediamente, l’aumento di temperatura di questi dieci anni bollenti è superiore di 1,2 gradi rispetto al periodo di riferimento, ma cresce ancora (1,3 gradi) se si prende in considerazione l’anomalia dei sei anni successivi al 2000. In altre parole, il clima sta cambiando a ritmi vertiginosi e il cambiamento continua ad accelerare.
A spiegarlo lo studio del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc). Il rapporto, raccoglie gli ultimi studi e ricerche sul cambiamento climatico nel nostro Paese e nel Mediterraneo di Enea, Cnr, Ingv, Ispra, università. Ma il nostro è l’unico paese al mondo dove la parola scienziati fa rima con bolscevichi: il Pdl presenta in Senato una seconda mozione che nega “il cosiddetto riscaldamento globale”. Eppure, come altro potrebbe chiamarsi? In Italia, negli ultimi 50 anni, le vere e proprie ondate di calore sono triplicate. Ma non abbiamo ancora visto niente: secondo i dati elaborati dalla comunità scientifica italiana e presentati in un rapporto che ricalca quelli dell’Ipcc, il panel di scienziati Onu, la regione euro- mediterranea «potrebbe essere soggetta a un sensibile riscaldamento, che nel bacino del Mediterraneo sarebbe più pronunciato d’estate e che alla fine del 21esimo secolo potrebbe raggiungere i 4-5 gradi di incremento della temperatura media» rispetto alla fine del 20esimo secolo. Le piogge, raccontano le proiezioni raccolte dal mcc, dovrebbero diminuire del 20-30% rispetto all’attuale e cambiare la loro frequenza: aumento dell’intensità delle precipitazioni sull’Italia del nord in inverno e diminuzione sull’Italia centrale e meridionale in estate e in primavera.
In pratica, tradotto sul territorio, più siccità a sud e più alluvioni a nord. Anche le temperature tenderanno a crescere più in estate, arrivando a valori superiori di oltre 5 gradi rispetto agli attuali, e a salire meno in inverno (più 2 gradi). Al 2050, prosegue il rapporto italiano sui cambiamenti climatici, si valuta una diminuzione del 10-30% della portata dei fiumi, un aumento dell’evaporazione dell’umidità dei suoli con una crescita netta delle zone aride e desertificate. Non basta la minore piovosità a giustificare la diminuzione d’acqua in circolazione: dal 1850 al 2003 la superficie dei ghiacciai alpini è diminuita del 55 per cento. Un dato eclatante che la comunità scientifica italiana definisce come «disintegrazione dei ghiacciai» delle Alpi italiane, «collasso della criosfera ». «Se non avverranno nei prossimi decenni sensibili cambiamenti delle tendenze climatiche sarà probabile l’estinzione dei ghiacciai posti al di sotto dei 3.500 metri»: poca acqua e totale instabilità dei versanti montuosi. Dalle montagne al Mediterraneo. Oggi mostra picchi di temperatura estivi superiori di 3-4 gradi alla media stagionale. Il rapporto del Cmcc non lo dice a chiare lettere, ma il rischio è che vada all’aria tutta la circolazione verticale e che il Mediterraneo di trasformi in una pozza salina morente. Ma, prima della fase finale, il livello delle acque è destinato a crescere, anche se meno che negli oceani. «Molte delle strutture esistenti – avverte lo studio scientifico – sono state realizzate quando l’evidenza del cambio climatico non era ancora stata considerata: molte di esse, fra pochi anni non risponderanno più alle esigenze per cui sono state costruite ». A rischio particolare «le infrastrutture di trasporto, principalmente per la stabilità dei manufatti stradali, ferroviari o portuali o la tenuta degli asfalti stradali e dei binari ferroviari», ma a fare le spese dei fenomeni non lineari legati al cambiamento climatico saranno tutti gli insediamenti urbani litoranei, così come gli insediamenti prossimi ai fiumi e le reti di collegamento fognari, oltre che la qualità insediativa e le prestazioni energetiche delle case e le aree verdi urbane”.
Chi ha una casa al mare, si faccia un pò di conti……
Un saluto a tutti i meldolesi
Massimo Sardone





Inserito il aprile 18th, 2010 alle 10:01 pm
Inserito il aprile 19th, 2010 alle 7:57 pm
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Inserito il maggio 3rd, 2010 alle 1:40 pm
Inserito il maggio 8th, 2010 alle 8:55 am
Inserito il maggio 10th, 2010 alle 3:30 pm