Il sapore delle Melagrane
Che dire, in questo articolo mi sento particolarmente ed emotivamente interessato
))
Un Amico di infanzia (mio coetaneo) con cui abbiamo condiviso la gioventù, spesso anche le vacanze di coppia, testimone di nozze, abbiamo figli praticamente coetanei che crescono insieme, abita a 200 metri da casa mia … insomma due vite intrecciate!!!
Omar (questo il nome dell’amico di cui sopra) ora si è scoperto scrittore e presenterà ufficialmente il suo libro (il titolo di questo articolo…) a Forlì martedì 16 giugno alle ore 19:00 al Diagonal loft club (Viale Salinatore, 101) e questo è il bellissimo invito che spero altri meldolesi faranno proprio. In Luglio dovrebbe presentarlo anche a Meldola e quel giorno sicuramente non mi scapperà (Martedì sera ho un impegno che vedrò di posticipare:-)
Grazie Omar per la tua preziosa amicizia, grazie per arricchire la mia vita e, ora, per arricchire anche quella di chi leggerà il tuo romanzo!!!
Saluti radiosi
P.s.: Metto la prefazione che già da sola mi ha molto incuriosito … e a voi?
Una sera come tante altre. Una cena di lavoro, anche quella come tante. Poi la notte. Una notte da incubo, ‘colma di ricordi, pensieri, immagini, sorrisi, rammarichi, pentimenti’. Così inizia la nuova vita, quella vera, di Marco, il protagonista del romanzo di Omar Selvi. Un romanzo, da quella notte in poi, tutto da declinare. ‘Io sono un manager, una persona che oggi è a Roma e domani a Parigi, che prende tre aerei in una settimana. Un uomo che oggi dorme al Ritz e domani al Plaza’, dice Marco all’inizio del libro, salvo poi a modificare quasi del tutto il suo stile di vita perché le esperienze, i colpi di scena interagiranno in modo determinante sulla sua visione del mondo facendolo precipitare dapprima negli abissi dell’incertezza e indirizzandolo, poi, verso porti più sicuri e consapevoli. In questo percorso di ricerca di sé, Marco incontrerà personaggi che influiranno nel tessuto della sua esistenza attraverso la loro storia ossia quella di vite frustrate o trascinate in vortici di inquietudine. Tutto ha origine nel momento in cui Marco riuscirà a vedere se stesso come in uno specchio e noterà il suo doppio. ‘La vita a volte è un palcoscenico -dirà Marco- per mantenere vivo l’interesse della platea, l’attore necessita di qualche, come dicono i francesi, coupe de teatre’. Marco, dunque, attore, un uomo che recita una parte. Quando si renderà conto di questo, capirà che la via da seguire è una sola per poter ritrovare la pace con se stesso e la vera vita. Bisogna sempre ascoltare la voce del cuore e dell’anima, altrimenti c’è il vuoto e il buio. Nei capitoli del libro, tutti introdotti da una citazione che invita a riflettere, si alternano momenti che indagano sulle scelte di vita effettuate dai personaggi, ad altri momenti proposti in forma sintetica che determinano i ritmi e i tempi della storia e del suo evolversi. Il romanzo si arricchisce poi di storie parallele, alcune delle quali finiranno per congiungersi alla vicenda personale di Marco, come quella del clochard parigino Armand e quella di Ottavio, l’uomo che vive isolato a contatto solamente con la natura. Sono storie nella storia, percorsi di vita complessi in cui si aggiunge anche l’intervento di un demone misterioso e maligno. E accanto a questi compaiono, quasi per magia, immagini o flash simbolici come il ricorrente esempio delle melagrane, un frutto che ha chicchi diversi per grandezza, sapore e qualità, ‘ma se vuoi dire di aver mangiato una melagrana, quei chicchi li devi avere ingoiati tutti’. I chicchi sono le esperienze di tante persone ( e perché no i tanti sogni e progetti?) che intervengono nella vita di ciascuno, seguite da un ampio corredo di massime e di regole per condurre in modo sereno ed onesto l’esistenza. Poi quando le ombre del passato e dell’incertezza scompaiono, sulla soglia resta solo la luce, una luce che lascia il segno e che conduce verso stanze, dove la speranza, come una farfalla, non teme di volare. Le parole, in questo caso, non hanno solo la funzione di raccontare una storia, ma diventano momenti di riflessione e si caricano di valori che superano la oggettività del racconto. Diventano come segmenti di un quadro in cui ogni elemento acquista significato dall’insieme complessivo della immagine: i colori, i segni, le forme, le luci, tutto fa parte della sostanza dell’opera. È contenuto, ma è anche sogno, immaginazione, fantasia. Un tassello di puzzle che raggiunge la massima tensione solo quando tutta l’opera è completata. La linfa vitale che scorre tra le righe è, in sintesi, la sostanza sentimentale che, in ogni momento, vuol toccare le corde più nascoste dell’animo umano. Non c’è indulgenza in queste pagine, su descrizioni di ambienti e situazioni: ogni cosa deve essere colta in modo simultaneo. Selvi non scende, con le parole, a scavare nel fondo dell’animo umano, lascia al lettore la capacità di immergersi e combinare quei puzzle e tratte alla fine le conclusioni. Attraverso una forma semplice, comprensibile, con frasi brevi, ricche di dinamica interiore, lo scrittore pone sempre l’accento sul riscatto dell’uomo il quale abbandona l’indifferenza di una vita condotta solo in superficie per una ricerca di veri e profondi valori. Il viaggio che Marco intraprende alla conquista di sé, non è facile, ma la continua verifica dei momenti importanti della sua vita e le ‘voci’ di tante persone che incontrerà nella sua strada lo aiuteranno a raggiungere lo scopo di una esistenza eticamente e sentimentalmente ricca. A ciò si aggiungono i flashback della vita passata e il ventaglio di nuove azioni e nuovi comportamenti: in questo le incertezze si trasformano in trepida e continua costruzione di qualcosa di concreto. ‘In una notte parigina, ho incontrato nel fondo di un bicchiere, il volto di Matilde’, dirà Marco e l’aver compreso ed accettato, senza più fuggire, i sentimenti che prova per la ragazza, completerà la ricerca di sé. Una ricerca, quindi, come progetto di vita. Il sogno si spoglia del mistero e scende nella quotidianità di pareti domestiche, perché, come più volte è citato nel libro, ‘le rose non sbocciano mai d’inverno e le rondini non migrano mai in primavera’.
Rosanna Ricci





Inserito il giugno 15th, 2009 alle 9:01 am
Inserito il giugno 15th, 2009 alle 12:22 pm