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La caccia ai fannulloni

20th gennaio 2009

La caccia ai fannulloni

inserito in Politica di parte |

Avrei voluto scrivere e pubblicare questo articolo prima ma il tempo è tiranno e il problema è comunque attuale anche se nel frattempo il nostro Ministro ha aggiunto altre perle alla sua collezione.

L’articolo è stato pubblicato anche sull’ultimo numero di Libres.

Negli ultimi mesi il Ministro Brunetta si è fatto grande sbandierando la sua campagna anti fannulloni e cogliendo un notevole consenso da parte degli italiani, popolo di notoria specchiata moralità. Per fortuna in Italia non ci sono problemi come la mafia, il lavoro nero, le morti bianche sul lavoro, l’evasione fiscale, i risparmiatori truffati da banche, banchieri e  imprenditori, i “furbetti del quartierino”, le scuole che crollano, le strade sempre più pericolose, le famiglie che non arrivano a fine mese e mi fermo qui, perciò è giusto che il vero target da colpire siano i dipendenti pubblici nullafacenti, unico neo di questo meraviglioso paese.
Non nego che nella categoria siano presenti sacche di “impunità e libertà dal lavoro”, (ma vorrei farvi riflettere su chi e perché le ha volute e tollerate, non certo i tantissimi che in questi settori lavorano onestamente e per uno stipendio spesso da fame) ma quando si arriva a demonizzare un’intera classe di lavoratori si rischia una deriva che può portare anche a situazioni pericolose. Prendiamo ad esempio il recente episodio accaduto alla Provincia di Forlì-Cesena: nei giorni scorsi un iscritto al collocamento obbligatorio si è presentato presso gli uffici provinciali e con fotografo al seguito ha cosparso se stesso e il pavimento di benzina minacciando di darsi fuoco se non gli fosse stato trovato un lavoro. Questa non è che la punta di un iceberg di situazioni che vedono i cittadini sempre più arrabbiati ed esigenti nei confronti della pubblica amministrazione, senza capire che i problemi non si risolvono aggredendo impiegati che spesso sono essi stessi vittime di una burocrazia che nessuno finora ha voluto riformare seriamente.
In una situazione come l’attuale, dove i problemi reali sono sempre più gravi e di difficile gestione e soluzione, giova sicuramente alla classe politica al governo indirizzare l’attenzione dei cittadini su nemici che di volta in volta cambiano e vengono descritti come pericolosi e dannosi per la collettività. Così abbiamo avuto la caccia allo zingaro, le rapine in villa, gli stupri da parte di extracomunitari, i fannulloni da bacchettare; in questo modo l’attenzione del cittadino è continuamente distolta dalla realtà “vera” e dalla gravità della crisi che sta investendo il nostro paese.
In particolare Brunetta sta schiacciando il “bubbone” del pubblico impiego con norme che, se analizzate, non sono poi così vantaggiose per la cittadinanza che ne è invece tanto soddisfatta. Dopo la pubblicazione e l’entrata in vigore del Decreto Legge 112/2008 le assenze dei dipendenti pubblici sono indubbiamente calate, ma forse non si considera che in cambio di una aumentata presenza in servizio di persone che spesso vanno in ufficio ammalate per non vedersi decurtare lo stipendio (rischiando anche di contagiare colleghi e utenti) sono lievitati i costi che le amministrazioni devono sostenere per la gestione delle visite fiscali. Queste vanno richieste alle ASL anche a fronte di un solo giorno di assenza per malattia, sono pagate con denaro pubblico, e il tempo che occorre per la richiesta delle stesse e la loro gestione costringe spesso gli enti a distogliere il personale da altre attività forse più importanti e utili per la collettività.
Non si possono poi dimenticare i tempi necessari agli uffici stipendi e presenze per applicare le detrazioni sugli stipendi a cui si accompagna la necessità, da parte degli enti pubblici di aggiornare i programmi di gestione delle buste paga (che le softwerhouse non faranno gratuitamente), per adattarli alle nuove disposizioni volute dal ministro.
Questi costi fissi non sono certo compensati dalle detrazioni sullo stipendio previste in caso di malattia, che fra l’altro colpiscono fortemente dipendenti in posizione di responsabilità e dirigenti e molto meno le categorie impiegatizie. Ci sono poi macroscopiche differenze, per esempio, fra Dirigenti statali e Dirigenti delle Autonomie Locali che risultano molto più penalizzati. Ciò deriva diversa suddivisone delle voci salariali prevista dai rispettivi contratti di lavoro, strano però che il legislatore non se ne sia accorto all’atto della redazione della legge.
Ritengo poi profondamente mortificante e ingiusta la estensione, solo per i dipendenti pubblici, delle ore di reperibilità coprendo la fascia oraria che va dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi, mentre rimangono immutate per tutti gli altri lavoratori. La disparità di trattamento creata e voluta non mi sembra giustificabile se non con il solo intento di fare contenti i cittadini mostrando i muscoli contro gli odiati fannulloni pubblici.
Non è con l’accanimento contro una categoria di lavoratori o fomentando l’odio sociale che si risolvono i problemi del paese, ma fa comodo agire in questo senso. Spero solo che la gente sia presto in grado di vedere al di là degli slogan e inizi a usare la ragione di cui tutti dovremmo essere dotati.

Sabrina Catani

Questo articolo è stato pubblicato il martedì, gennaio 20th, 2009 alle 12:45 am ed inserito in Politica di parte. Puoi tenerti aggiornato sui commenti attraverso il feed RSS 2.0. Puoi scrivere commenti, o fare trackback dal tuo sito.

Attualmente ci sono 4 commenti:

  1. 1 On gennaio 24th, 2009, arturo said:

    Grazie Sabrina, vivo e condivido quello che hai scritto.
    E’ facile sparare sul mucchio, quando invece gli strumenti consentirebbero di individuare i “pochi” fannulloni e colpire solo quelli.

    Irene

  2. 2 On gennaio 28th, 2009, Romeo said:

    Cara Sabrina, innanzitutto bentornata fra noi e grazie per il prezioso contributo di riflessione che hai pubblicato senza nascondere né l’identità e nemmeno la tua posizione.
    Effettivamente devo dire che questo Governo sta correggendo notevolmente il tiro rispetto ai precedenti di pari “colore” e ha adottato una buona politica di rappresentanza su cui far discutere il “popolino televisivo” (intendo chi ragiona di politica in base agli spot pubblicitari che sono ormai diventati i principali telegiornali e le trasmissioni di approfondimento esistenti nei canali dottrinali); con questi potenti “distrattori” ci sta bellamente prendendo per i fondelli. E così viene inserito di nascosto dalla sera alla mattina sulla “legge finanziaria” favoriti dal periodo estivo di ferie la privatizzazione dell’acqua …
    E come discutere o far mettere in discussione un articoletto (23bis) in un decreto fatto passare come “Finanziaria” e su cui nemmeno un media ha preso il benchè minimo slancio per raccontarcelo perchè troppo impegnati a distrarci con le due tre cose che sanno attirare la coscienza dell’Italiano medio (basso…)!?!!!

    Detto questo veniamo al punto che sollevi tu e partiamo dal fondo cioè dalle ore di reperibilità per malattia. Onestamente questa è la misura che io pensavo estesa a tutti e non solo ai dipendenti pubblici (e quando l’ho capito che era dedicata solo ai dipendenti pubblici ne sono rimasto particolarmente deluso) e che penso sarebbe oltremodo giusto estendere a tutti i lavoratori. Questo perché penso che sia assolutamente giusto che se uno è ammalato se ne stia in casa a recuperare e guarire. Alcuni colleghi con cui ho avuto una discussione sull’argomento mi hanno spiegato che “la spesa” è comunque da fare o che determinate malattie necessitano di terapie riabilitative che prevedono movimento; penso che siano motivazioni oltremodo “forti” perché penso che comunque, se uno dimostra di essere stato in palestra e non a casa per fare appunto la terapia riabilitativa, non verrà fustigato (o mi dici che non è vero?). Per la spesa penso che se uno ha l’influenza e va al supermercato è pericoloso al pari (e forse anche di più) di uno che con la stessa va a lavorare quindi probabilmente anche per questa cosa occorre studiare qualche altra possibilità che ci riavvicini ai nostri vicini e amici in un rapporto di solidarietà che si è perso da tempo…

    Sulle visite fiscali mi trovi d’accordo, renderla sistematica è obbiettivamente troppo e troppo dispendioso, visto che si modifica il software per le paghe sarebbe bene che con un calcolo statistico e con un occhio alle assenze del dipendente (se non mi ammalo da 3 anni che senso ha farmi fare la visita per un’influenza???) sia il computer stesso a gestirle … Penso che non ci voleva tanto ma … Finchè nessuno si accorge che queste visite vanno a discapito, ad esempio per la scuola, di un aumento del “contributo volontario” per il funzionamento della scuola stessa e quindi che vengono pagate direttamente dalle nostre tasche sarà dura che riuscire a cambiare le teste pensanti che viaggiano alla frequenza televisiva…

    Sarebbe bello e chiederò di analizzare queste spese, almeno alle scuole di Meldola, sapere quanto costa la visita fiscale ad ogni caso di malattia … Magari con dei numeri alla mano forse la gente capirebbe qualcosa di più.)

    Sulle detrazioni allo stipendio onestamente mi fido della tua analisi ma finchè non quantifichiamo i costi dubito che si possa smuovere alcunchè, il fatto poi di calare lo stipendio per alcuni gionri mi sembra una grande cavolata ma sicuramente attira tanti demonizzatori …
    Sulle sacche di “impunità e libertà dal lavoro” anche mia moglie (dipendente dell’Agenzia delle Entrate) mi ha confermato che qualcosina si potrebbe fare ma sono convinto che li più che un medico o una decurtazione sullo stipendio per malattia serva tanto buon senso e maggior ascolto degli “umori d’ufficio” da parte di chi magari può cambiare qualcosa. A volte basta spostare una persona da una tipologia di lavoro ad un’altra che già questa si trasforma da “Fannullone” ad infaticabile ed instancabile “contributore” (e questa è stata una mia esperienza personale…)

    Sullo stipendio onestamente ho visto degli stipendi di collaboratori a progetto e mi sono anche io parecchio vergognato, su quel discorso per me si deve stare attenti perché può essere maggiore il danno che si fa a parlarne che quello che si fa a far passare nel silenzio la cosa … Molto meglio concentrarsi sul recupero delle sacche di inefficenti a mio modo di vedere.
    Non sapevo che i trattamenti fossero differenziati per i vari “attori” dei servizi ma non mi meraviglio … Trattasi, per me, di preciso “calcolo elettorale” che qualcuno avrà ben fatto per il Ministro …
    Speriamo almeno che altri leggano le tue considerazioni e capiscano bene come funziona.
    Mi spiace per i pochi commenti, si possono leggere in diversa ottica ed io, da inguaribile ottimista, li vedo tutti di perfetta sintonia con te.

    E’ prezioso per tutti, secondo me, conoscere il pensiero e l’opinione di chi vive sulla propria pelle certe scelte anche se sembrano ricevere il “favore del popolo” e spero che non mancherai di tenerci aggiornati e di continuare a inserire articoli di interesse.

    Grazie Sabrina, saluti radiosi.

  3. 3 On gennaio 29th, 2009, Renato Cappelli said:

    O.K., forse non tutto ciò che ha proposto il Ministro è condivisibile, ma almeno è stato l’unico che ha cercato di porre fine ad un malcostume nazionale che oltre ad offendere coloro che lavorano seriamente (anche nella pubblica amministrazione)oltretutto finiva per essere pagato da tutti noi (con le nostre tasse ed il tempo perso in inutili file o ferie prese per recarsi presso uffici che poi si scopriva il mattino stesso essere chiusi per assenza del personale)-
    Preferivate forse leggere come negli anni scorsi di un magistrato donna che mentre era a casa in malattia veniva fotografata in una gara velica internazionale nelle acque caraibiche? Oppure di quella dipendente che assente per malattia partecipava ad un concorso per culturisti? Od ancora dei dipendenti del ministero che uscivano regolarmente senza timbrare per fare la spesa o giocare a tennis?
    Suvvia, qualcosa andava fatto e Brunetta fortunatamente lo ha fatto! Questo non vuol dire penalizzare un’intera categoria, ma tutelare i cittadini-utenti e quei lavoratori pubblici che hanno sempre lavorato con serietà. Per inciso, anch’io per qualche anno sono stato un dipendente pubblico e ne ho viste di quelle che voi mortali non potete nemmeno immaginare (quanti col doppio lavoro che venivano a riposarsi al mattino sotto le amorevoli braccia dello Stato e poi nel pomeriggio erano attivissimi lavoratori nelle proprie attività private!)… Non cerchiamo sempre il paradosso o l’esempio limite per affossare ogni riforma. Col tempo, quando la cosa sarà entrata a regime ed i dipendenti meno seri avranno capito che è finito il tempo delle vacche grasse, vedrete che ci sarà spazio per un rimodellamento della normativa.
    D’altronde, chi non fa non falla. E nel settore, di necessità di intervenire ce n’era tanta. Saluti. Renato Cappelli

  4. 4 On gennaio 31st, 2009, sabrina catani said:

    Mi fa piacere ricevere un commento difforme da quanto ho scritto, non nego che ci fosse necessità di riforma, chi lavora seriamente da anni nel pubblico impiego non vorrebbe che riforme serie e meritocrazia, ma quello che contesto è il solito colpire nel mucchio. Sarebbe bastato licenziare chi lo meritava (e la legge lo permette e lo permetteva ancora prima dell’era Brunetta) per ottenere lo stesso risultato a costo zero, ma nessuno si è mai assunto la responsabilità di farlo. Io aspetto comunque di conoscere i costi reali di questa riforma e quanto lo Stato ha effettivamente risparmiato.
    Io, prima di lavorare nel pubblico, ho lavorato nel privato e anche qui c’è chi lavora e chi, per vari motivi che vi lascio il immaginare, si può permettere di fare il bello e cattivo tempo. La serietà lavorativa non è legata al settore in cui si lavora, non dimentichiamo, per esempio, che due anni fa la Luxottica aveva imposto ai lavoratori di entrare in fabbrica con un solo marsupio trasparente per evitare i furti di occhiali che, evidententemente, avevano raggiunto e superato i limiti e qui non siamo nella pubblica amministrazione.
    Sul rimodellamento della normativa non ho dubbi, Brunetta da giugno ha già più volte modificato i suoi provvedimenti, spesso in forma contraddittoria, costringendo chi lavora nel pubblico a fare e disfare continuamente i propri atti nella speranza che prima o poi si capisca cosa si deve fare.
    Cordiali saluti.
    Sabrina Catani

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