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Dolce morte, ma sarà tanto dolce?

17th novembre 2008

Dolce morte, ma sarà tanto dolce?

inserito in Riflessioni, Salute |

Si ha un gran parlare in questi giorni di una ragazza di nome Eluana e di suo padre e delle difficilissime scelte che lo stesso sarà chiamato a compiere e per le quali sembra che anche la giustizia abbia dato il via libera.

Onestamente non entro nel merito (devo ancora digerire quanto di seguito riporterò) e, peraltro, suggerisco anche dove trovare, on line, maggiori informazioni finanche i fac-simili per il testamento biologico (Forum donne GiuristeLibera uscita)

Questo però lo abbino a quello che è il “protocollo di uscita” dell’ospedale Florida Suncoast di Tampa per la “paziente” Terry Schiavo che mi ha fatto pensare che poi definirla “dolce morte” sia solo un eufemismo … non per niente la scelta è difficilissima e, comunque fatta, discutibile

A voi le considerazioni:

Dalla cartella clinica si viene a sapere che, dopo la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, a Terri sono state somministrate dosi di farmaci sempre maggiori, all’inevitabile peggiorare del quadro clinico. Il programma era stato studiato fin nei minimi dettagli: al comparire dei primi dolori, il Naproxen, un antinfiammatorio, è stato somministrato per via rettale ogni otto ore.

Poi, la pelle, disidratata, ha iniziato ad ulcerarsi, cominciando dalle labbra. È stato consultato anche uno specialista nel campo della rimarginazione delle ferite. Nonostante le medicazioni alla paziente (sarebbe bastato nutrirla), la situazione si aggrava: la produzione della saliva si blocca e viene sostituita con un preparato che evita il peggioramento delle lacerazioni e l’emissione del caratteristico fiato acido.

I polmoni, che necessitano della saliva per mantenere umidificate le secrezioni interne, cominciano ad emettere un rantolo continuo, che si cerca di smorzare prima con la scopolamina, somministrata nelle orecchie ogni tre giorni, poi con un aerosol alla morfina, per spegnere il rantolo che potrebbe essere interpretato come un segnale di dolore.

Nel frattempo si blocca anche la produzione di urina. Lo scompenso elettrolitico, dovuto alla disidratazione, provoca spasmi muscolari incontrollabili, che si cerca di sedare con 5-10 mg di Diazepam ogni quattro ore.

Infine vanno letteralmente in combustione le cellule neuronali del cervello. Il Diazepam viene portato a 15 mg, senza poter evitare l’ictus che ha posto fine al calvario di questa povera anima, dopo 13 giorni di terribile agonia.

Tratto da http://www.lavocedidoncamillo.com/

Saluti … pensierosi

Questo articolo è stato pubblicato il lunedì, novembre 17th, 2008 alle 10:27 pm ed inserito in Riflessioni, Salute. Puoi tenerti aggiornato sui commenti attraverso il feed RSS 2.0. Puoi scrivere commenti, o fare trackback dal tuo sito.

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