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La Soprintendenza sull’ex macello

2nd giugno 2007

La Soprintendenza sull’ex macello

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Con questo articolo intendo principalmente pubblicare le risposte della soprintendenza archeologica alla richiesta dell’Amministrazione Comunale di “verifica di interesse culturale” per le quali ringrazio infinitamente Francesco. Pur essendo attempate sono pero’ al momento le uniche risposte ufficiali da enti terzi al Comune.

Provando a leggermi anche l’articolo 10 e 12 della legge citata nelle risposte (incredibile come si riesca a reperire oramai tutto in rete…) sono giunto ad alcune considerazioni personali che non mi trovano completamente d’accordo con la Soprintendenza e cosi’ gli ho scritto.

Di seguito le mie osservazione per avere un ritorno da voi, magari evidenziatemi dove il ragionamento si blocca:

All’articolo 10 comma 4 lettera I del sopracitato decreto emerge che

le tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale” sono BENI CULTURALI; tra l’altro al comma 5 del medesimo articolo il macello ricostruito soddisfa anche il requisito di avere + di 50 anni; effettivamente pero’ diversi suoi “costruttori sono viventi e proprio a questo scopo stiamo cercando di intervistarne qualcuno per capire bene come sono stati eseguiti i lavori a suo tempo.

Un ex macello ricostruito negli anni 50 (e qui si sottolineo Ricostruito e non “costruito” come dice il parere della soprintendenza) dovrebbe proprio essere un grande esempio della “architettura rurale tradizionale“.

Se passa questo pensiero per me condivisibile si possono pertanto definire “beni culturali” e come tali l’articolo 12 richiede appunto che questi immobili siano:

sottoposte alle disposizioni del presente Titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2” e cioe’ SI DEVE verificare “la sussistenza dell’interesse artistico…“.

Onestamente io penso che questa verifica implichi una serie di analisi tra cui appunto, oltre a verificare la documentazione fotografica, sia prevista anche un’analisi sul posto e magari un coinvolgimento minimo della cittadinanza e di chi l’ha ricostruito.

Io mi fermerei gia’ qui’ perche’ per me ci sono gli estremi per un riesame ma voglio continuare con la riflessione logica.

Supponendo che il parere della Soprintendenza che come potete leggere rappresenta gli immobili “non di interesse” la legge al successivo comma 6 (sempre dell’articolo 12) cita che: “Le cose …OMISSIS… per le quali si sia proceduto alla sdemanializzazione sono liberamente alienabili, ai fini del presente codice.

Alienabili nel dizionario significa: che si puo’ trasferire, cedere, rinunciare, allontanare, avversare. Ci sono diverse altre interpretazioni ma in nessuna si dice che sia assimilabile alla demolizione quindi sicuramente qui’ ci si ferma e per la demolizione serve sicuramente qualcos’altro come peraltro fatto notare anche da Francesco la sera della riunione aperta organizzata dal centro-destra recentemente.

Mi spiace ma personalmente (e sono fermamente convinto di non essere l’unico) vigilero’ assiduamente le determinazioni perche’ tengo parecchio alla mia “architettura rurale tradizionale” e tengo anche molto a lasciarla in eredita’ai miei figli; l’ho presa in prestito a suo modo quando sono nato e non posso far finta di nulla mentre si decide di tramutare questo prestito in un parcheggio.

Saluti radiosi

Questo articolo è stato pubblicato il sabato, giugno 2nd, 2007 alle 12:30 am ed inserito in Senza categoria. Puoi tenerti aggiornato sui commenti attraverso il feed RSS 2.0. Puoi scrivere commenti, o fare trackback dal tuo sito.

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